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LA STORIA

L’Italia, alla fine del Medioevo, è una polveriera divisa in tanti piccoli Stati, dove l’equilibrio mantenuto nei secoli precedenti rischia di crollare, soprattutto dopo la morte di Lorenzo de’Medici e per le ambizioni di Ludovico il Moro, divenuto signore di Milano. Già Carlo VIII d’Angiò, re di Francia, nel 1494 aveva preso Napoli senza incontrare particolari difficoltà, e il Regno di Sicilia è in mano al re Ferdinando II d’Aragona il Cattolico. Questi si accorda,nel Trattato di Granada (11 novembre 1500),con il nuovo re di Francia, Luigi XII contro il Regno di Napoli,passato nel frattempo a Federico I della Dinastia cadetta aragonese che il re spagnolo vuole eliminare riunendo alla Sicilia tutto il Meridione d’Italia. Napoli cade facilmente, tuttavia a ciò fa seguito nell’Italia meridionale una guerra franco-spagnola, comunque all’interno della seconda guerra d’Italia, non trovandosi chiari accordi per la ripartizione del dominio. Il luogotenente di Ferdinando è Consalvo da Cordova e Luigi d’Armagnac duca di Nemours è viceré di Luigi XII. Nel 1502, si manifestano alcuni contrasti fra i due eserciti, soprattutto nel Tavoliere delle Puglie, dove i francesi riescono a prevalere sull’armata spagnola per l’inferiorità numerica di questa. È così che gli spagnoli decidono di ripararsi a Barletta, città non marginale per motivi commerciali e politici. In una di queste dispute, gli spagnoli, capitanati da Diego Mendoza, catturano diversi prigionieri tra cui Charles De Togues, detto Guy de la Motte. Gli italiani, che facevano parte dell’esercito spagnolo, avevano combattuto valorosamente contribuendo alla vittoria. Si decide di preparare un banchetto (la tradizione vuole nella cosiddetta Cantina di Barletta) a cui sono invitati anche gli ufficiali prigionieri dell’esercito francese, trattati comunque con tutti gli onori, tra cui La Motte. Proprio durante il convito, il francese pronuncia gravi ingiurie nei confronti degli italiani e, definendoli “codardi”, lancia la cosiddetta “Offesa”, tramite il cavaliere spagnolo Don Indigo Lopez d’Ayala. Riferito il tutto al cavaliere mercenario Ettore Fieramosca da Capua, che stabilisce cavallerescamente le modalità della sfida attraverso un carteggio con il francese: si decidono le armi e cento corone che i perdenti avrebbero dovuto pagare ai vincitori. La Sfida s’inserisce in un particolare momento storico in cui la debolezza degli italiani permise un’umiliante soggezione di tutto il Mezzogiorno allo straniero. Ricordiamo che Fieramosca era sostenuto dai Principi Colonna, comandanti della Compagnia di Ventura degli italiani, oltre che dai gentiluomini spagnoli che riconoscevano il valore degli italiani.

Lo scontro avviene in un campo neutro tra Andria e Corato, nella tenuta di Sant’Elia, all’epoca nel territorio veneziano, il giorno 13 febbraio 1503, 13 cavalieri per parte.La mattina, prima di partire,Fieramosca e i suoi compagni (Guglielmo d’Albamonte da Palermo, Francesco Salomone da Sutera, Giovanni Capoccio da Roma, Marco Corollario da Napoli, Giovanni Brancaleone da Genazzano, Ludovico d’Abenevole da Capua, Ettore Giovenale da Roma, Bartolomeo Fanfulla da Lodi, Romanello da Forlì, Pietro Riczio da Parma, Mariano d’Abignente da Sarno, Miale da Troia) si recano nella Cattedrale di Andria per la messa,giurando sul Vangelo di uscire vittoriosi o morti dalla tenzone.Il pomeriggio sul campo, cui accedono per primi i francesi come d’accordo, presenti gli 8 giudici scelti (quattro per parte), gli scudieri e pochi nobili, i due gruppi si schierano uno di fronte all’altro a cavallo con le lance e ogni cavaliere reca con sé lo scudo del proprio casato; la disputa continua anche a piedi con spade ed asce e Fieramosca getta fuori dal campo La Motte. Lo scopo di queste gare era proprio mandar fuori campo l’avversario.

Il combattimento si conclude con una strepitosa vittoria degli italiani che tornano a Barletta conducendo come prigionieri i francesi, poiché troppo sicuri di sé non avevano portato la somma di denaro pattuita; solo un cavaliere francese era stato ucciso durante il combattimento.

I vincitori vengono accolti trionfalmente dai barlettani, dal clero che viene loro incontro con l’icona della Madonna dell’Assunta, da Consalvo da Cordova e dai Colonna. Un corteo trionfale percorre le strade principali, tra il clamore del popolo; si recano nella chiesa di Santa Maria Maddalena (oggi San Domenico) per ringraziare la Vergine per la vittoria. Fieramosca, per il valore dimostrato,viene nominato da Ferdinando conte di Miglionico e signore di Aquara.

Questo è un fatto di armi che riempie di orgoglio la nazione intera, quando questa ancora non esisteva nell’unità politica che le sarà riconosciuta circa 350 anni dopo. Nel 1504 la pace di Blois attribuisce alla Spagna, da allora fino al ‘700, il dominio nel Regno di Napoli.

(Paolo Doronzo)

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