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LA DISFIDA DI BARLETTA NELLE FONTI STORICHE E LETTERARIE

Le gesta dei tredici cavalieri italiani protagonisti della Disfida di Barletta hanno avuto grande fortuna letteraria e non solo, durante gli oltre 500 anni successivi, in tutte le principali forme di espressione artistica. Sono varie le testimonianze di come si svolsero i fatti d’armi in quel 13 febbraio 1503. Le prime fanno parte del carteggio di Antonio de Ferraris, ilGalateo, medico e accademico che fece parte anche della corte di Isabella d’Aragona, con Crisostomo Colonna,del 28 febbraio 1503, cioè pochi giorni dopo lo scontro, nella De pugna tredici equitum in cui ricostruisce lo scontro, e in un’altra sulla figura di Ettore Fieramosca. Tuttavia, appare una ricostruzione assai di parte (spagnola quindi italiana). Ci sono anche altre fonti più o meno coeve all’accaduto da cui si è riusciti ad assumere i dettagli della vicenda, compreso la tenuta dei combattenti. Ma tra le principali testimonianze della Disfida, tutt’oggi presa come principale fonte per le diverse ricostruzioni, non va dimenticato lo scritto del cosiddetto Anonimo di veduta Historia del combattimento – De’ tredici italiani con altrettanti francesi, fatto in Puglia tra s’Andria e Quarati; furono molte le riedizioni di questo nei secoli successivi. La ricchezza di particolari ci porta a pensare che questo “anonimo” abbia assistito direttamente all’evento.

Molti altri sono i testi italiani o spagnoli che si riferiscono, in modo più o meno succinto, al fatto attestandolo storicamente. È giusto fare riferimento a La vita delGran Capitano di Paolo Giovio del 1526: una biografia di Consalvo da Cordova, rappresentato come regista dell’operazione, in cui si racconta la sfida in chiave cronachistica. Lo stesso Ferrante Caracciolo ci offre una testimonianza perché nel 1583 fece erigere sul luogo della Disfida, un monumento con un epitaffio piuttosto eloquente.

Degno di nota è sicuramente un riferimento del fiorentino Francesco Guicciardini nella sua Storia d’Italia in cui descrive in generale le vicende, dando al fatto quel significato simbolico per l’unità nazionale degli italiani, che si andava creando perlomeno culturalmente in quel periodo. Della guerra franco-spagnolanel ‘600 abbiamo una stringata descrizione anche da parte di Ludovico Antonio Muratori, che ricordando l’episodio parla soprattutto di un “duello”. Fra la seconda metà del ‘700 e la prima metà dell’800 sono diversi i lavori minori sul tema di autori anche locali.

Ma certamente la fortuna più grande arriva con il romanzo di Massimo d’Azeglio Ettore Fieramosca o La Disfida di Barletta del 1833: l’argomento del romanzo storico si calava perfettamente in quella retorica risorgimentale in grado di scuotere l’animo degli italiani accrescendone il senso di unità, da costituire politicamente. Il romanzo è molto incentrato sul personaggio principale di Ettore Fieramosca, com’era consuetudine in quel periodo,sottolineando le qualità di coraggio del cavaliere, aggiungendo una chiave romantica che avrebbe confuso sapientemente la veridicità dell’evento, non lavorando molto sulle fonti per la verità, con la verosimiglianza tipica di quel genere letterario, inventando perlopiù luoghi e personaggi. Del romanzo si contano circa novanta edizioni fino ad oggi. Non si può dimenticare che sul finire dell’Ottocento, Sabino Loffredo dava alle stampe Storia della città di Barletta, dedicando un approfondimento alla storia della sfida. L’enfasi patriottica e nazionalistica dell’avvenimento fu ripresa dagli intellettuali durante il regime fascista. Ma anche dopo la Seconda Guerra Mondiale, molti sono stati gli storici locali che si sono dedicati all’evento in questione.

(Paolo Doronzo)

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