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I LUOGHI DELLA DISFIDA
LA CANTINA DELLA SFIDA: TRA STORIA E LEGGENDA

Il 15 gennaio 1503, secondo la tradizione, la Cantina della Sfida di Barletta avrebbe ospitato un banchetto in onore dei francesi che erano stati sconfitti dagli spagnoli. Il francese La Motte contestò in questa sede il valore dei combattenti italiani, accusandoli di codardìa. Lo spagnolo Íñigo López de Ayala di contro difese con forza gli italiani, affermando che i soldati che ebbe sotto il suo comando potevano essere comparati ai francesi quanto a valore. Si decise così di risolvere la disputa con un duello: La Motte chiese che si sfidassero tredici (in origine dieci) cavalieri per parte nella piana tra Andria e Corato.

Così il 13 febbraio 1503 si svolse lo scontro tra tredici cavalieri italiani, guidati da Ettore Fieramosca, e 13 cavalieri francesi, nel duello della famosa “Disfida di Barletta”.

Massimo D’Azeglio nel romanzo “Ettore Fieramosca o La Disfida di Barletta” pubblicato nel 1833 celebra la vicenda storica e la rende leggendaria, creando un racconto ricco di personaggi e contribuendo, insieme alle opere pittoriche di identico soggetto di cui fu autore, alla nascita di una coscienza nazionale e al propagarsi di una vera forza ispiratrice. La fortuna di questo soggetto storico si misura nelle innumerevoli opere di identico tema a cui ha dato avvio.

La tradizione e il romanzo si innestano sulla storia e cambiano il destino della Cantina della Sfidarendendola icona eterna di questo avvenimento.

I suggestivi ambienti della Cantina sono collocati all’interno di Palazzo Damato, edificio risalente al XIV-XV secolo. Originariamente essi potrebbero essere stati utilizzati come fondaco per l’immagazzinamento della merce. Nel 1936 il Comune di Barletta affittò e ripristinò questi spazi e diede di fatto avvio alla trasformazione di questo luogo in simbolo della Disfida. Terminati i lavori nel 1937 con una solenne cerimonia la Cantina venne inaugurata e dichiarata monumento nazionale. Nel 1949 il Comune acquistò i locali per 400.000 lire e avviò il processo di rifunzionalizzazione a fini turistici.

Gli ambienti si caratterizzano per la commistione di stili, secondo una tipologia architettonica quanto mai varia, che fa presupporre uno sviluppo graduale del complesso nel corso dei secoli. L’ambiente è di forma trapezoidale con pilastri ed archi in pietra, coperto da diverse tipologie di volta a botte, di sezione ogivale o semicircolare.

Il primo ambiente presenta sulla sinistra un imponente camino, mentre sulla parete di destra sono state collocate le riproduzioni degli scudi dei 13 cavalieri italiani guidati da Ettore Fieramosca. Di fronte all’ingresso è stato collocato il bozzetto in gesso del Monumento alla Sfida dell’artista Achille Stocchi, restaurato nel corso del 2016. Sulla destra è possibile proseguire il percorso fino ad affacciarsi su un affascinante ambiente sotterraneo.

 “Davanti alla porta principale, sei pilastri sottili di mattoni rozzi sostenevano un pergolato, sotto il quale erano parecchie tavole disposte all’uso degli avventori. L’oste (il cui nome era Baccio da Rieti, ma che per certi sospetti aveva dal popolo il soprannome di Veleno e così veniva chiamato da tutti) avea fatto dipingere fra due finestre un gran sole in rosso, al quale il pittore, secondo nozioni astronomiche che non sono perdute ancora, aveva attribuito occhi, naso e bocca, con certi raggi color d’oro, fatti a coda di rondine, che di giorno si vedevano un miglio lontano. L’interno della casa era diviso in due piani: uno stanzone terreno serviva di cucina e di camera da mangiare; per una scala di legno si saliva al secondo, ove l’oste abitava colla famiglia, e con qualche disgraziato quando capitava a passar ivi la malanotte”

Massimo D’Azeglio, “Ettore Fieramosca o La Disfida di Barletta”, 1833 

(Ester De Rosa)

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